Marco Forni

16/11/1999 - Riflessioni sul nuoto ( di Marco Forni ) :

Mi è sempre stato molto difficile esprimere ciò che penso per iscritto. Sono stato "invitato" a preparare un articolo che parli di nuoto (come se fosse facile); ma ancora più ardua è la scelta dell’argomento da trattare.
Scelgo il tema tecnico? Ma no, che tanto "non frega a nessuno". Allora proverò a scrivere di metodologia dell’allenamento? No, anche questo non è un argomento interessante. Mi rifugio nella psicologia del nuotatore o nel ruolo esercitato dal coach? (Così è chiamato l’allenatore negli States). Bene, questo è un soggetto che dopo appena due righe lette creerà il famosissimo fenomeno della palpebra pesante nel lettore. Allora sono perso……a meno che non decida di scrivere come si presentava il nuoto quando veniva da me praticato, 30 anni fa.
Lo spunto, riguardo questo tema, mi è stato dato giorni orsono, allorché un compagno di gare di Fano (ora genitore di un ragazzino che alleno), mi ha consegnato una tabella dei record marchigiani, relativa l’anno 1974 (sigh! avevo sedici anni), su cui ho potuto ritrovare i nomi di compagni e amici, alcuni non più visti da allora, di tante gare dei bei tempi andati. Leggendo la tabella (redatti con una gloriosissima Olivetti da Gigi Fabbri), sono riuscito ad associare i nomi degli atleti con i loro visi di allora cercando, così per gioco, di immaginarmeli come potessero essere ora: con pochi capelli (come me) o chi con qualche chilo di troppo, chi in giacca e cravatta, chi ancora in tuta o jeans, in un tentativo estremo di arginare il tempo, che ormai scorre velocemente nel quieto letto della nostra vita. Leggo i nomi e rivivo le "epiche" sfide di quando il nuoto era una questione di leadership tra Pesaro ed Ancona. Ricordo, ad esempio, una gara disputata ad Urbino, una fase equivalente alle nostre odierne qualificazioni di Coppa Olimpica, in cui i concorrenti dei mt. 200 misti, due in totale: Sorbini Sandro (ora Sindaco di Gradara) ed il sottoscritto, diedero vita ad una sfida entusiasmante, dall’esito incerto sino all’ultima bracciata, risoltasi sul filo di lana a mio favore. Ma rammento anche le volte in cui Piero Benelli (ora affermato Medico Sportivo della Scavolini Basket) scendeva in acqua per misurarsi con me nelle mie stesse specialità e puntualmente mi batteva. Oppure quella volta, che ancora Esordiente A, nella mitica piscina del Passeto ad Ancona, mt. 33 acqua salata, in occasione di un Campionato Regionale disputatosi a settembre, ho dovuto misurarmi, in staffetta frazione a dorso, con Pippo Fabbri, lui una stella del nuoto nazionale, io poco più di un bambino. Ma la voglia di far bene, per me stesso e la squadra, era tanta, che ho centuplicato le mie forze abbassando il mio personale di 2"-3" stabilendo così il nuovo record regionale Esordienti A nei 100 dorso. Tutto questo mi aveva dato enorme soddisfazione, ma la miglior gratificazione l’ho avuta ricevendo i complimenti da Pippo Fabbri.
Questi aneddoti credo siano molto esplicativi di come sia cambiato il nuoto considerando di come sono mutati anche i modi di pensare e di agire delle persone.
Non è certamente motivo di nostalgia per me ritornare indietro nei tempi, perché grazie al cielo sono stato abituato a guardare sempre con molto ottimismo al futuro. Però alcune considerazioni posso certamente farle. Ad esempio, posso affermare che allora, pur facendo uso di una metodologia all’avanguardia, ma non certamente ai livelli scientifici di oggigiorno, i nuotatori e le famiglie erano più dediti al sacrificio, forse perché non distratti dagli innumerevoli "interessi" con cui hanno a che fare oggi. Le eccessive distrazioni del periodo attuale frazionano enormemente gli interessi e l’impegno dei giovani. E’ personalissima opinione che è molto meglio fare una sola attività bene che avere più occupazioni svolte mediocremente. Una volta lo sport, in questo caso il nuoto, a coronamento di giornate di duro lavoro, ti permetteva di girare e di conoscere luoghi diversi in qualsiasi parte del mondo. I mezzi di comunicazione (televisione, computer, Internet), ormai, permettono di spostarci in tutto l’universo con una semplice pressione di un dito sul pulsante, senza "sprecare" tante energie. Il lavoro, il sacrificio, l’impegno rappresentano i punti di grossa differenziazione tra passato e presente. Ora il "culto del sacrificio" (indispensabile per il raggiungimento di risultati) è in via d’estinzione. I rari esemplari dediti a questo rito andrebbero tenuti il maggior tempo possibile, per creare dei proseliti, in grado di creare un genere di mentalità con enorme valenza educativa. Gli americani, infatti, dicono : "No pain, no gain.", che tradotto significa molto semplicemente: " nessun sacrificio, nessun guadagno". Un ottimo input da trasmettere ai nostri ragazzi, che invece crescono nell’universo della gratuità.
D’altro canto esistono, nel presente, aspetti positivi legati alla pratica sportiva. A questo proposito è doveroso riconoscere una più adeguata preparazione metodologica degli addette ai lavori (dirigenti, istruttori, allenatori) e una maggiore professionalità dei tecnici. Infatti grazie ad una migliore strutturazione dei corsi, la preparazione dei nostri esperti si è notevolmente affinata e arricchita di conoscenze scientifiche. Ma questa crescita tecnica, alcune volte, non è accompagnata, di pari passo, da un’adeguata competenza etico-morale del coach. Preso da eccessivo "entusiasmo ed egoismo" dimentica di avere a che fare con degli esseri umani cui debbono essere trasmessi fiducia in se steso e consapevolezza dei propri mezzi, senza arrivare all’esaltazione del proprio atleta e all’autocelebrazione della propria "intelligenza". Questi guru venditori di certezze e presunzione, finiranno nel dubbio mentre coloro che vivranno nel dubbio, raggiungeranno la certezza accrescendo sempre più le loro conoscenze.
Un altro aspetto senz’altro migliore, è il numero più elevato degli impianti. Ciò ha permesso di scovare, in ogni parte, talenti in grado di contrastare il predominio (passato) delle grandi città a scapito dei piccoli centri. Nel periodo attuale esistono nelle Marche oltre 30 Società affiliate alla F.I.N., che partecipano all’attività agonistica nelle discipline del nuoto, mentre ai miei tempi le squadre che davano vita alle manifestazioni agonistiche erano non più di 2-3. Questo dimostra il grosso passo in avanti, in misura esponenziale, fatto dalle discipline legate all’attività in acqua, progresso legato anche ad una migliore educazione acquatica.
Mi sono accorto di essermi dilungato eccessivamente nella stesura di questo articolo, che mi auguro sia interpretato solo come un momento di riflessione personale e di "amarcord" dei bei tempi (per me) che furono.